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Oltreoceano impazzano le gare di cibo. Tra ovazione popolare e polemica è una dimensione agonistica a cui in Italia non siamo abituati. Sport per obesi? Non fatevi ingannare…

Alzi la mano chi non si è mai chiesto come diavolo fanno. Parliamo dei concorrenti dei celeberrimi food contest: gare di cibo, popolari negli USA quanto in Asia, dove il bello della competizione sta nel chi mangia – leggasi ingurgita – più cibo, in minor tempo. Già diffuse negli Stati Uniti a partire dagli anni ’20, in principio nacquero come timide gare a base di torte, per combattere la noia delle fiere agricole. Col tempo la popolarità di questi concorsi è aumentata quando, nel 2004, l’emittente ESPN ha incominciato a trasmettere in tv l’Hot Dog Eating Contest (il torneo organizzato dal famoso ristorante Nathan’s, di Coney Island, Brooklyn, NYC), complice anche la data in cui cade: il 4 luglio – giorno dell’indipendenza. Nel 2012 il pubblico contava 40.000 spettatori in loco e un audience tv di 2 milioni. Il successo di tale formula, negli anni, ha generato un proliferarsi di piccole grandi competizioni oggi raggruppate addirittura in una lega: la MLE – Major League Eating – che segue, promuove e coordina più di 100 gare internazionali l’anno.

Il pubblico del celebre Nathan's Eating Hot Dog Contest. La competizione si tiene ogni anno in quel di Coney Island, Brooklyn, NYC.

Il pubblico del celebre Nathan’s Eating Hot Dog Contest. La competizione si tiene ogni anno in quel di Coney Island, Brooklyn, NYC.


Ma torniamo al bello: i concorrenti. Se pensavate che gli eating contest fossero roba per obesi affamati vi sbagliavate di grosso. Takeru Kobayashi, giapponese, classe 1975, è alto 173 cm x 58 kg e sfoggia un addominale da copertina di Men’s Health; nel 2001 batte il record precedente del Nathan’s Hot Dog Eating Contest ingurgitando 50 panini imbottiti in 12 minuti. Si riconferma vincitore per 6 anni di fila, fino al 2007, quando il titolo passa in mano all’americano – e attuale campione – Joey Chestnut; un armadio di 180 cm x 99 kg che è riuscito nell’impresa di contenere 68 hot dog in ventre. Naturalmente, come conviene alle superstar, i due non si possono vedere e negli ultimi anni la loro bagarre ha innalzato l’attenzione mediatica sull’evento, con tanto di accuse, minacce e infamie stile rapper del ghetto.

Joe Chestnut e Bob Shoudt, due concorrenti in azione. Chestnut è il campione in carica con 67 hot dog in 12 minuti.

Joe Chestnut e Bob Shoudt, due concorrenti in azione. Chestnut è il campione in carica con 67 hot dog in 12 minuti.


State meditando di partecipare? Tutt’altro che facile. Una gara di speed food prevede una prestazione sia fisica che mentale, con tanto di preparazione atletica. Vi aspettano ore di training di dilatazione dello stomaco, diete progressive, apprendimento delle tecniche di masticazione e un intenso allenamento in palestra da cui non si scampa. NB: non è consigliabile uno straordinario apporto calorico, se poi il metabolismo non è in grado smaltirlo; ecco perchè i fisici di questi concorrenti, talvolta, sono lontani dallo stereotipo dell’affamato vorace. Un’ulteriore conferma è la sud coreana –naturalizzata americana – Sonya Thomas. Probabilmente, se la incontraste sull’autobus, la scambiereste per una pranoterapeuta o insegnate di yoga; Black Widow – questo il suo soprannome – è alta 167 cm, pesa 45 kg, ma è una che al primo appuntamento potrebbe divorarvi 40 hot dog in 10 minuti, che è anche l’attuale record femminile, da lei stabilito nel 2011.

Il giapponese Takeru Kobayashi sfoggia i suoi insospettabili addominali. Da copertina di Men's Health.

Il giapponese Takeru Kobayashi sfoggia i suoi insospettabili addominali. Da copertina di Men’s Health.


Naturalmente non mancano le polemiche. In un paese che vede sempre più alto l’allarme obesità, spettacoli di questo tipo hanno sollevato parecchie critiche. La maggiore di queste è rivolta al messaggio che lanciano, che non fa altro che rafforzare l’immagine di un’America dello spreco e portabandiera delle cattive abitudini alimentari. In completo contrasto con la iper pubblicizzata dieta vegana di Oprah Winfrey e l’orto biologico di Michelle Obama. Sarà forse per questo che è nata anche una lega alternativa e più sobria? l’APE – All Pro Eating – che ha regole e approcci ben diversi (più attenti a tutelare la salute dei concorrenti e più rispetto per il modo in cui viene consumato il cibo), ma in sostanza il succo dell’intrattenimento non cambia. L’espandersi del trend ha contagiato tutti, anche gli amatori. Non è infatti raro imbattersi in ristoranti americani che nel menù offrono l’opzione “Se mangi tutto non paghi il conto” e di solito la sfida è con un hamburger di 2 kg farcito con formaggio fuso, bacon, cetrioli più l’immancabile contorno di patatine fritte e tutte le salse del caso; fino all’ultima briciola. Non vi tenta?

Matt Stonie and Sonya Thomas, detentrice del record femminile di hot dog ingurgitati

Matt Stonie and Sonya Thomas, detentrice del record femminile di hot dog ingurgitati


Ma tranquilli, non ci sono solo hamburger, pizza e dolci; oggi per seguire i trend salutisti si organizzano anche concorsi vegetariani a base di punte di asparagi e involtini primavera. La genuinità degli alimenti e la preparazione “atletica” non assicurano però l’assenza degli effetti collaterali quali vomito, blocco della digestione, malfunzionamento cronico dell’apparato digerente. Ma si sa, per intrattenere oggi si è disposti a tutto. C’è poi chi ha portato questa disciplina all’estremo, come il rettilario di Ben Siegel, in California. Lo scorso ottobre ha messo in palio una femmina di pitone a chi avrebbe ingurgitato in minor tempo più vermi e blatte vive. Il vincitore dopo 2 ore è arrivato morto in ospedale. Buon appetito a tutti!

Questo articolo è stato pubblicato integralmente sul n.36 di WU magazine.

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