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Decimo disco e 25 anni di carriera. Gli Afterhours sono tra la formazioni rock più solide e coraggiose della scena musicale italiana. Ho incontrato Manuel Agnelli, leader, voce e fondatore della band, per parlare di “Padania”, l’ultimo album che porteranno in tour per tutta l’estate.

Che brutto titolo, posso dirlo?
Bene. Che “Padania” fosse un titolo fastidioso e ripugnante era voluto. Se ci pensi è difficile trovare un’altra parola che da sola abbia un’accezione politica, che esprima fastidio e che al contempo rappresenti anche una territorialità specifica. Padania è anche la neve, la desolazione e la nebbia della pianura (fotografate in copertina NdR) che sono metafora dello stato d’animo di molta gente oggi.

Nel video del singolo, come anche negli scatti promozionali, indossi questa sorta di seconda pelle; inoltre la prima traccia del disco è “Metamorfosi”. Voglia di cambiamento?
Si, rappresenta sia il cambiamento del nostro suono, sia il cambiamento collettivo che sta attraversando questo paese, in questo momento storico. La metamorfosi è un processo che avviene in maniera naturale, ma non decidiamo noi come e quando. Questo concetto è bene espresso anche ne “La Tempesta in Arrivo” che racconta dell’avvento di qualcosa d’imprevisto, che ti strappa tutte le sicurezze che prima avevi nella vita.

Immagine promozionale dell'album Padania, photo credits: Elettra Mallaby

Immagine promozionale dell’album Padania, photo credits: Elettra Mallaby

All’interno ci sono due interlude nominati “Messaggio Promozionale”. Che cosa significano?
Più di una cosa. Volevamo ricreare la spietatezza emozionale innescata dalla pubblicità in tv. Poi c’è anche un aspetto dadaista; il concetto di mettere a disposizione “spot” tra le tracce dei cd è chiaramente una provocazione. Anche se, ammetto, è un’idea della Madonna! (ride NdR).

Dopo un album con la Universal siete tornati ad autoprodurvi, come mai?
Oggi abbiamo un pubblico molto vasto, una storia e molta esperienza. Inoltre, conosciamo bene molti professionisti in grado di aiutarci. Una major adesso sarebbe un filtro inutile, rallenterebbe i nostri progetti e non ci permetterebbe di fare quello che vorremmo fino in fondo. In più credo che oggi le case discografiche non abbiano più il dinamismo e il potere politico di una volta.

Torniamo indietro di 25 anni. Che differenze ci sono tra il panorama indipendente odierno con quello d’inizio anni ’90?
Prima di tutto i tempi e i mezzi di comunicazione. Poi trovo che ci sia meno determinazione nel volere essere completamente se stessi. Anche al tempo avevamo un sacco di influenze dall’estero e dall’Italia, ma forse eravamo meno capaci di copiare (ride NdR). Per noi è stata una fortuna, poichè non riuscire a rifare completamente certe cose ci ha aiutati a diventare noi stessi. Oggi tutti suonano sicuramente meglio, hanno più tecnica, ma assomigliano troppo ai modelli ai quali si riferiscono.

Recentemente avete suonato alla Torre Galfa, appoggiando MACAO. Qual è il vostro parere in merito a questi movimenti dei lavoratori dell’arte?
Noi auspicavamo da tempo che succedesse qualcosa di simile. Stiamo appoggiando diverse di queste occupazioni, dal Teatro Valle di Roma al Garibaldi di Paleremo. Era da tempo che volevamo vedere le persone scendere fisicamente in piazza per rivendicare i luoghi e gli spazi della cultura. Negli ultimi anni, anche per colpa di internet, la gente è rimasta seduta sul divano ad aspettare che succedesse qualcosa. Finalmente questo meccanismo si è interrotto e si è tornati ad esseri “pericolosi”. Inoltre, a Milano, non ricordo mai di un sindaco così pronto a dare delle proposte ai cittadini.

La cover dell'ultimo album, Padania

La cover dell’ultimo album, Padania

Da milanese, che voto daresti a Pisapia?
C’è ancora molto da realizzare e trovo che su alcuni programmi culturali siano indietro. Però ripeto, in 46 anni di vita, io non ho mai visto così tanta predisposizione al dialogo, da parte di un’amministrazione comunale. E questo è già un risultato straordinario.

Questa intervista è stata fatta a luglio 2012 e pubblicata integralmente sul n.30 di WU magazine.

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