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Di origini piemontesi, Olivia De Ambrogio è una designer emergente alla sua seconda collezione. Nel 2009 si diploma in Fashion Design all’Istituto Marangoni di Milano. Dopo un’esperienza per Elisabetta Franchi e il marchio Celyn B, parte con una valigia carica di sogni in direzione New York, dove lavora prima nel mondo dell’alta sartoria, poi nel team giovane e dinamico di Alexander Wang. Carica di energia, ambiziosa e multitask, si attiva anche nell’editoria come stylist, crea abiti per una boutique di Manhattan e una collezione di gioielli. A settembre 2011 torna in Italia, riapre una valigia carica di progetti e lancia l’omonima linea di scarpe.

Domanda d’obbligo: come mai sei tornata in madrepatria?
Sentivo l’esigenza di tornare alle mie radici. A New York avevo già iniziato a disegnare la mia collezione di scarpe, ma era mia intenzione produrre nella filiera italiana, consapevole dell’importanza e del valore del made in Italy.

Cosa ne pensi del fenomeno dei talenti in fuga?
Penso che se noi giovani designer andassimo tutti via, contribuiremmo allo smantellamento di quello che è un settore ancora funzionante, in questo paese. La moda rappresenta ancora un business solido e caratterizza notevolmente la percezione dell’Italia all’estero.

Keira Shoe designer by Olivia De Ambrogio. Collezione A/I 2012/13

Quanto è dura essere giovani imprenditori, in Italia, oggi?
E’ molto difficile. In generale trovo che ci sia più diffidenza per il nuovo quando, invece, all’estero, alcuni sistemi sono più avanzati nel coltivare le start-up. Inoltre, questo particolare momento di crisi economica, non aiuta di certo.

Dove produci?
In Veneto, tra Padova e Venezia, più precisamente nella zona della riviera del Brenta. Quest’area è piena di fabbriche e produttori di calzature; si trova di tutto: dai pellami ai tacchifici. Per le materie prime, mi muovo tra le fiere del nord Italia, mentre per la vendita il marchio è rappresentato dallo showroom 247 di Milano.

Parlami della nuova collezione AW 2012/2013.
Le mie calzature hanno tutti nomi di città e di attrici dalla forte personalità. Questo perchè mi sono fatta ispirare dal cinema e dalle metropoli del mondo. New York, in particolare, è stata quella che mi ha affascinato e influenzato di più; mi ha permesso di osservare e conoscere stili e look provenienti da ogni paese. Mi sono lasciata sedurre anche dalle dive del grande schermo: Sophia Loren, Marylin Monroe, ma soprattutto Audrey Hepburn, attrice che mi “accompagna” sin da quando ero bambina, per via di una certa somiglianza che mi attribuiscono. Inoltre: alcune forme e stampe sono influenzate dal passato, ci sono geometrie e volumi consistenti, ma modellabili; volevo che le donne potessero modificare alcune parti della scarpa per sentirla parte di se stesse, a seconda del mood.

A quali stilisti guardi con ammirazione?
Preferisco rifermi ai creativi attuali. Sarò scontata, ma amo molto Alexander Wang, come anche Mc Queen e Martin Margiela.

Segui molto da vicino la produzione del singolo pezzo o ti limiti a disegnare e supervisionare?
Seguo le mie scarpe sin dall’inizio: le disegno, scelgo i materiali, seguo i modellisti durante il lavoro di realizzazione. Una volta che ci sono i prototipi, supervisiono il risultato, apporto eventuali modifiche e mi assicuro che la scarpa sia comoda e la forma perfetta. Successivamente viene realizzato il campione, che è più preciso del prototipo e poi l’ultima prova, prima della produzione.

Un classico e bestseller di Olivia De Ambrogio, riproposto anche per la collezione A/I 2012-13.

Alcune boutique dove è possibile trovare le tue creazioni?
Al momento vendo le mie calzature solo in alcuni negozi in Italia, ma cerco di espandermi con criterio guardando anche al mercato estero. Alcuni punti vendita sono: Wok store a Milano, Crochet store a Gallarate, CD88 a Peschiera del Garda, JBerry ad Alessandria.

A quale target ti rivolgi?
Senz’altro a un pubblico di nicchia. La fascia di prezzo varia da 300 a 600 euro. Sono prodotti di lusso, pensati per giovani donne, metropolitane e all’avanguardia, che fanno prevalentemente parte dell’ambiente modaiolo e creativo.

Cosa ne pensi delle celebrità che si improvvisano stiliste?
Non sono critica nei loro confronti, perché credo che nessuno sia costretto a comprare qualcosa, se non gli piace. Detto questo, secondo me fanno bene; come minimo si fanno una grande pubblicità!

E invece dei marchi di fast fashion che stringono accordi con brand di lusso per la commercializzazione di linee low cost?
E’ un mix che a primo impatto stona; perchè fino a poco tempo fa sono state due realtà ben confinate. Piaccia o meno, è un’evoluzione che anche nella moda si fa sentire.

Se dovessi pensare in grande?
Una linea a 360° di abbigliamento e accessori. E’ un’idea molto ambiziosa, me ne rendo conto, ma si vedrà cosa succederà in futuro; la moda cambia così velocemente che oggi è difficile prevedere che direzione prenderà il mio marchio.

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