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Chef-manager e personalità televisiva, Joe Bastianich è diventato popolare negli USA per essere stato giudice di MasterChef, il reality di cucina più famoso al mondo. Da quest’anno ha bissato co-conducendo, assieme ai cuochi Bruno Barbieri e Carlo Cracco, anche l’edizione nostrana. Americano, di origini italiane, ha una laurea in economia e un passato da colletto bianco a Wall Street. L’amore per la cucina, per l’Italia e l’attività ristorativa dei genitori l’hanno poi portato a una decisione drastica: abbandonare giacca e cravatta per dedicarsi a pentole e fornelli. Il risultato? Un impero di 18 ristoranti di alta gamma, sparsi nelle principali città degli Stati Uniti, e un solido business nella produzione di vini. Oggi è tornato a fare il manager (ma di se stesso), firma guide enologiche e vanta, tra la sua clientela, l’eccellenza americana. Tirate a indovinare chi verrà presto a cena da lui…

Si è da poco conclusa la prima stagione di Masterchef Italia. Bilancio finale?
Il bello di questo programma è stato conoscere i concorrenti e vedere il viaggio che hanno fatto dalla prima “mistery box” (scatola contenente ingredienti svelati solo al momento della prova NdR) fino al match finale. Chi ha vinto ha dimostrato di fare i passi più grandi, di saper crescere, conquistandosi il titolo di primo Masterchef italiano. E’ un’opportunità non da poco, ma ora bisogna saperla sfruttare.

Mi tolga una curiosità: è sempre così severo o è solo per esigenze televisive?
(ride NdR) No, ma alla fine io e gli altri giudici non siamo cattivi. Per me Masterchef è un investimento. Io tratto i miei allievi come se fossero cuochi dei miei ristoranti. E’ come se stessimo lavorando veramente…

Una volta però ha anche lanciato anche un piatto…
Certo, se sbagliano, non ti ascoltano o non fanno le cose bene, io mi incazzo! ma non per entertainment. Esigo sempre il massimo, per fargli imparare qualcosa.

L’Italia è molto apprezzata per la sua tradizione culinaria, c’è una regione che eccelle secondo lei?
La bellezza dell’Italia sta proprio nella varietà: dovunque vai il cibo cambia, da un paese all’altro. Essendo originario di Trieste, potrei dirti che ho una preferenza per la regione del Friuli, ma dal Piemonte alla Sicilia, c’è una cultura culinaria pazzesca. Devo ammettere anche che, tra gli aspiranti master chef del programma, ho scoperto piatti regionali nuovi; ad esempio: Luisa, la ragazza napoletana, mi ha insegnato delle specialità campane che prima non conoscevo, anche un ragazzo dell’Alto Adige ha fatto un raviolo tipico della sua zona. E’ stato bello poter imparare qualcosa anche da loro.

Joe Bastianich assieme agli altri due giudici del programma: gli chef Bruno Barbieri e Carlo Cracco.

Joe Bastianich assieme agli altri due giudici del programma: gli chef Bruno Barbieri e Carlo Cracco.

Lei è un uomo d’affari. Con la crisi il suo business ne ha risentito?
Non più di tanto. Fortunatamente nella “Grande Mela”, dove sono concentrati la maggior parte dei miei ristoranti, il cliente di un certo livello c’è sempre, la città è straordinaria. In generale posso dire di aver notato che la mia clientela esige la qualità e la ricerca anche nel cibo, quindi da noi torna sempre. A chi incomincia in questo particolare momento però, consiglierei di stare molto vicino ai grandi, a chi è esperto. In questo settore bisogna fare molta esperienza e solo se si è disposti a imparare si andrà lontano.

Negli USA lei è molto popolare. Fino a qualche tempo fa era sovrappeso, poi in breve tempo ha perso 30 kg, diventando un obiettivo dei paparazzi. Quanto è stata importante l’alimentazione nel raggiungimento del suo obiettivo?
Moltissimo. Adesso preparo cibo più semplice come pasta, tanta verdura, e assolutamente non fritto. Mangio ancora tanti carboidrati, solo perchè mi alleno tantissimo per il triathlon (sport multidisciplinare che prevede tre fasi consecutive: corsa, ciclismo e nuoto NdR). Prima credevo che la pasta fosse un alimento ingrato, da evitare, ma con il regime che ho oggi mi è indispensabile. La condisco meno col ragù, prediligendo condimenti vegetali come cime di rape, verze, melanzane…

Anche Obama è molto in forma. Se dovesse cucinare qualcosa per lui?
A Obama piace la carne rossa (mi risponde senza esitazioni NdR). Per rimanere in tema di cucina italiana, gli preparerei senz’altro degli spaghetti all’arrabbiata, fatti in casa con sugo piccante, perchè so che a lui piace. Poi, di secondo, gli farei una bella tagliata con rucola, grana padano, aceto balsamico stravecchio più un filo di olio extra vergine di oliva. Come dolce: un classico tiramisù.

Caspita, come fa ad andare così sul sicuro sui gusti del Presidente?
Un po’ per informazione pubblica, ma ti svelo anche un segreto: tra due settimane sarà da noi a cena a New York. Ci stiamo preparando e siamo orgogliosi di ospitarlo. Gli offriremo tartufo bianco, carne alla cruda piemontese e Barolo. Questa è la prima volta che viene da noi, all’Eataly…

E se venisse a cena Berlusconi?
Berlusconi? lo caccerei fuori dal mio ristorante!

Ma come, neanche un bicchiere di vino?
Da quello che so, lui non beve vino. E già questo spiega tanto di un uomo…

Quest’intervista è stata fatta nel mese di novembre 2011, prima della conclusione della prima stagione di Masterchef Italia ed è stata pubblicata integralmente sul n.24 di WU magazine.

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