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Esponente del «Do It Yourself», Andrea Nardinocchi, è una delle rivelazioni dell’ultimo Sanremo; applaudito dalla critica e immune al percorso dei «talent», si è affacciato sulla scena musicale suscitando grandi apprezzamenti e curiosità. Nel suo album di debutto, «Il Momento Perfetto», gioca con l’elettronica, mixando dubstep d’ultimo grido a tormentoni pop con ospitate rap a cinque stelle.

Andrea Nardinocchi, «Il Momento Perfetto» cover via Giadamusic/EMI

Andrea Nardinocchi, «Il Momento Perfetto» Giadamusic/EMI

Ho letto che prima di metterti a fare musica eri un cestista in carriera…
Si, giocavo in serie D. Mi sono avvicinato al basket quando avevo 6 anni; da piccolo credevo che sarebbe stato il mio lavoro da grande. Poi verso i 17 anni ho conosciuto la disciplina del freestyle, una moda scoppiata nel 2000, con gli spot della Nike, dove si facevano dei numeri con la palla. La vissi un po’ come via di fuga dallo sport, poiché all’epoca cercavo un altro modo di esprimermi, lontano dalle competizioni. Ero molto bravo, tanto che per circa tre anni è diventato un lavoro che mi ha permesso di girare l’Italia per eventi e spettacoli. A un certo punto, però, ho sentito nuovamente l’esigenza di cambiare…

Cosa ti ha spinto a voler fare musica?
Per curiosità ho incominciato a cantare. Ho iniziato seriamente con una cover band, facevamo un misto di tutto, senza criterio. Per me è stata una grande palestra. Poi, subito dopo, ho iniziato a scrivere, e a comporre delle mie canzoni, usando la loopstation, che è lo strumento col quale ho incominciato a fare musica. Mi sono portato questa particolarità fino alla fine del 2010, quando ho realizzato il mio primo demo.

Andrea Nardinocchi per Carhartt ritratto da Marco Marzocchi

Andrea Nardinocchi per Carhartt ritratto da Marco Marzocchi

Sei indubbiamente un figlio dell’era digitale, non ti viene mai voglia di suonare qualche strumento classico?
Quando si ha a che fare con la musica elettronica, si usano strumenti diversi, però io non vedo differenza sinceramente. Suonare un piano vero, piuttosto che con un computer con la tastiera, è solo una scelta di gusto sonoro. Nella musica non è cambiato quello che è necessario di base, l’essere creativi, l’abilità di composizione, l’unica differenza sono i mezzi.

Dargen D’Amico è un personaggio fondamentale per la tua carriera; come vi siete incontrati professionalmente?
È successo che un mio carissimo amico musicista ha ascoltato il primo provino di «Un posto per me», che è stata la prima canzone che ho scritto. In qualche modo è arrivato alle orecchie del socio di Dargen (Francesco Gaudesi NdA), che oggi è il mio manager. È piaciuto e in breve mi hanno proposto di lavorare con loro, per realizzare progetti sia in italiano che in inglese.

Quanto ci hai messo a registrare il disco?
Inizialmente si era pensato di pubblicare un singolo e poi EP. Poi, dopo aver firmato il contratto di licenza con la EMI e il successo di Un posto per me abbiamo deciso di lavorare direttamente e con più calma a un album dove mettere tutte le cose che avevo già pronte.

Andrea Nardinocchi per Carhartt © Marco Marzocchi

Andrea Nardinocchi per Carhartt © Marco Marzocchi

Di Spotify che mi dici? Oggi sembra che tutti debbano avere un’opinione…
Sarebbe fantastico se nel giro di pochi anni sostituisse YouTube, per la fruizione di musica. Molta gente non sa che c’è un’enorme differenza qualitativa tra un file mp3 e uno ascoltato o, peggio, scaricato dal «Tubo». Spotify è un buon compromesso tra la qualità dell’ascolto e il prezzo che ti chiede, che si traduce anche in royalty per l’artista. Forse se tutti lo utilizzassimo per ascoltare la musica, farebbe la differenza.

Dimmi qualcosa di Sanremo. Tra l’altro sei finito in un’edizione di quelle toste…
È stata un’esperienza unica, irripetibile, è la prima volta che venivo così tanto esposto sui media. Tutto in una volta, tutto in una settimana. Ore e ore di interviste, tutte in un giorno…

Ora, a mente fredda, è stato più stressante o eccitante?
Direi che il termine giusto per descrivere Sanremo è… snervante! Comunque è stata decisamente un’esperienza positiva; mi sono divertito e ho imparato in breve tempo molte cose. Lo stare su quel palco è davvero un esercizio extracorporeo; non sono mai stato così teso.

Progetti futuri?
Stiamo lavorando alla preparazione del video di «Le Pareti», il brano che vede la partecipazione di Danti dei Two Fingerz. Poi si vedrà, sto già pensando al prossimo singolo e al tour…

Questa intervista con Andrea è stata pubblicata su DATE HUB, (aprile 2013)

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