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Ogni anno la rivista inglese Monocle stila una classifica dei paesi che detengono più “Soft Power” a livello mondiale. Per “Soft Power” si intende la rilevanza e l’attrattiva culturale che uno stato riesce a esercitare su scala internazionale. Tra gli indicatori presi in considerazione dalla ricerca, si trova anche la quantità di pellicole cinematografiche esportate. L’Italia, inutile dirlo, è messa male: esporta l’80% in meno della Francia – per un valore che, nel 2011, ha generato poche decine di milioni di euro. Ma se dovessimo ridurre questi numeri al segmento dell’animazione? Otterremmo cifre ancor più insignificanti.

Per capire come mai, occorre ricostruire un po’ di storia. Anni Cinquanta: la scuola italiana d’animazione si forma con Carosello. Vengono lanciati studi grafici e registi che si affermano progressivamente: Cavandoli, Luzzati, Manuli e Bruno Bozzetto sono tra i protagonisti e realizzano numerosi film e serie animate di successo. Di quest’ultimo, divengono popolari diverse pellicole che, assieme ai cortometraggi trasmessi da mamma RAI, rappresentano bene la vivacità degli anni Settanta. E poi? Per anni regna un vuoto significativo, con solo qualche cattedrale nel deserto.

Un frame di West and Soda, il primo lungometraggio animato italiano, prodotto e diretto da Bruno Bozzetto, con l’aiuto di Guido Manuli e Giovanni Mulazzani. (Italia, 1965)

Nel 1998 Enzo D’Alò fa il botto al cinema con “La Gabbianella e il Gatto”, 12 miliardi del vecchio conio di incassi, tuttora il film animato italiano più visto nelle nostre sale. Si distingue, a inizio millennio, anche Iginio Straffi, produttore delle “Winx”, serie animata di successo internazionale, tradotta anche in due film per il grande schermo e in lucrosi contratti di merchandising. Ma in mezzo a queste iniziative commerciali, il cinema d’autore, dov’è finito? Per comprenderne l’assenza bisogna considerare diversi punti: in primis che il cinema, per due decenni, è stato caratterizzato dall’oligopolio della Disney e Warner Bross, mentre il piccolo schermo ha subito perlopiù la colonizzazione degli “anime” giapponesi.

Le Winx, prodotte da Iginio Straffi, sono il più grande successo commerciale nell’ambito dell’animazione italiana. I due film prodotti hanno incassato 7 milioni di euro, solo in Italia. Considerevoli anche gli incassi esteri e i derivati dalle vendite delle licenze per prodotti e marchandising.

“E’ un indicatore della povertà culturale italiana” – spiega Cristina Seresini, regista d’animazione, attiva nel settore cinematografico da anni – “gli anni Ottanta sono stati caratterizzati dall’invasione di manga e prodotti americani, ce ne si accorge quando ci si confronta con altri coetanei europei; loro ricordano i propri eroi e personaggi, noi i loro.” Un altro punto è che il cinema d’animazione è considerato di serie B, “ancora, in Italia, vengono chiamati “cartoni animati” – continua Cristina – “qualcosa di relegato al solo pubblico dei bambini; in realtà l’animazione funziona benissimo anche per gli adulti”. Infine, bisogna denunciare la mancanza d’investimenti pubblici. Solo a titolo di esempio, in Francia, lo Stato è il principale committente. Per questo i giovani autori sono costretti a esprimersi altrove: “io ad esempio mi sto specializzando in animazioni per i titoli di testa e coda dei film e in ambito documentaristico” – afferma Cristina che, sta pensando a un progetto che possa presto rappresentare giovani registi. E a sorpresa aggiunge: “Oggi possiamo essere tutti bravi usando i più moderni software, ma è sempre la tecnica tradizionale del disegno a mano la più apprezzata e richiesta”.

L’Audioguida: nel museo della tua testa, di Cristina Diana Seresini, ha vinto il Gran Premio della giuria al festival de “I Castelli Animati.” Prodotto da Sky Cinema e tratto dal racconto di Toby Litt “the audioguide” http://www.cristinaseresini.com

La pensa così anche Magda Guidi, proveniente dall’antica scuola di Urbino, la stessa di Gianluigi Toccafondo e Simone Massi (vedi intervista a pag. NdR): “lavoro con acrilico su carta. Ogni frame delle animazioni è un foglio disegnato e colorato a mano; per un corto sono più di 4,000. La tecnologia ha certamente reso più facile l’accesso e la diffusione di quest’arte, però questo non si traduce automaticamente in maggiore qualità artistica; diventa sempre più difficile individuare chi ha veramente talento.” Talento che in Italia non manca, considerato il panorama dei concorsi e festival tematici, così come la quantità di artisti che vi partecipano.
E allora com’è che non viene fuori questo “Soft Power”? La polemica ritorna sul sistema. “Sono gli investimenti a mancare, come del resto in tutto il comparto culturale italiano” – continua Magda – “A livello privato non si vuole rischiare, mentre nel pubblico c’è una dispersione delle risorse e spesso noi autori ci affidiamo a bandi e finanziamenti esteri che, in Italia, sono sempre più rari e complicati da ottenere. Spesso si tratta di cifre basse, per questo l’animazione è confinata ai cortometraggi; costa meno realizzarli.”

Frame tratto da Via Curiel 8 (2011) a cura di Magda Guidi e Mara Cerri, vincitore del Premio della Giuria e del Premio Arte France presso il Festival Internazionale di Annecy e vincitore come miglior film nella sezione “Italiana.Corti” dell’ultima edizione del Torino Film Festival. E’ tratto dal libro “via Curiel 8” di Mara Cerri, pubblicato nel 2009 dalla casa editrice romana Orecchio Acerbo.

Della stessa opinione Donato Sansone, in arte Milkyeyes, artista e regista di Torino: “E’ una questione culturale: l’animazione è sperimentazione, mentre l’Italia è un paese vecchio, di conseguenza non viene considerata.” Il sommerso è molto forte ma, grazie a internet, il media più democratico di tutti, c’è la sensazione che si stia progressivamente riportando l’attenzione su questo segmento. “Il problema dell’Italia, fondamentalmente, è stato la monocultura” – conclude Magda – “in tutti questi anni non si è data la giusta visibilità ad altre realtà, ma l’animazione made in Italy esiste”. Forse non ce l’hanno fatta vedere abbastanza al cinema o in tv, ma c’è. Basta solo cercarla.

TOPO GLASSATO AL CIOCCOLATO by milkyeyes (shortfilm) from MILKYEYES – donato sansone on Vimeo.

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