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È la prima stilista proveniente dal Gigante Rosso ad aver fatto capolino sulla scena internazionale. Di stagione in stagione si presenta con collezioni che convincono sempre più sia per il forte e coerente legame con la propria cultura madre, sia per la meticolosa attenzione ai dettagli. Oggi Uma Wang rappresenta in pieno il giovane e celere exploit creativo della Cina, con tutte le responsabilità legate al caso, tra cui quella di conferire un nuovo peso sociologico alla moda nella Repubblica Popolare. Riuscirà nella sfida?

Quando e come ha deciso di diventare stilista?
Quando ero bambina. Dove vivevo non c’era assolutamente nessun riferimento alla moda, ma nonostante questo sono sempre stata attratta dalla bellezza, in tutte le sue forme e modi d’esprimersi. Durante gli anni scolastici venni incaricata di occuparmi dei costumi degli spettacoli di fine anno; accompagnavo i responsabili a scegliere i tessuti e i vestiti. L’ultimo anno, come la tradizione prevede, noi studenti avevamo il compito di scrivere un messaggio d’addio, con un contenuto d’augurio, a tutti i nostri compagni. Tutti mi scrissero che sentivano che sarei diventata una stilista. Rimasi molto colpita, perchè loro videro questa mia qualità ancora prima di me. Fu da quel momento che incominciai a pensare seriamente alla moda.

Domanda retorica: è orgogliosa di far parte della prossima prima economia mondiale?
Certamente. La Cina è un paese in crescita e molto stimolante, per tutti quanti noi. È un periodo storico molto eccitate e sono contenta di farne parte con la mia impresa.

Lei è rinomata per l’alta qualità dei suoi capi, ma spesso l’Occidente associa la Cina a una produzione di bassa qualità. Che cosa ha da dire in merito?
Contraddire questa convinzione è uno degli obiettivi del mio lavoro. Spero di riuscire a dimostrare che la Cina non è solo manodopera a basso costo e produzioni di scarso pregio. Siamo anche noi in grado di produrre ad alti standard garantendo qualità eccellenti. Ecco, io mi auguro che la gente possa percepire questo tramite i miei vestiti.

Uma Wang SS13 collection

Uma Wang SS13 collection

Ci descriva la sua ultima collezione Primavera/Estate.
È una collezione dedicata al tempo del viaggio della donna: dal giorno alla sera, dalla giovinezza all’invecchiamento, tutto è cambiamento. È un concetto molto importante per me; qualsiasi oggetto vivente è in continua mutazione e questo è ciò che più mi affascina della vita. Inoltre, trovo nella decadenza una forma di bellezza superiore alla freschezza; per me è più seducente l’espressione del vissuto; il tempo passato che testimonia i trascorsi della vita.

Ha mai preso ispirazione dal lavoro dei designer occidentali?
No, prendo ispirazioni dalle piccole cose che mi toccano il cuore: persone, oggetti, colori, profumi. La mia moda è il risultato delle emozioni, sentimenti, impressioni, viaggi, persone che incontro, ma anche dei tessuti e materiali stessi con cui lavoro; qualsiasi cosa si relaziona con me, può offrirmi i giusti spunti e idee.

C’è qualche designer italiano che stima particolarmente?
Si, Antonio Marras, ma ci sono moltissimi eccellenti stilisti in Italia. Non credo ci sia bisogno che faccia i nomi dei grandi che hanno fatto la storia…

Dopo essersi laureata nel proprio paese d’origine, si è iscritta al Saint Martins college of Art and Design. Com’è stata l’esperienza londinese?
Entrambi le università che ho frequentato hanno giocato un ruolo fondamentale nella mia educazione. L’esperienza cinese mi ha dato fortissime competenze tecniche, ma sentivo che non mi sottoponeva a nessun nuovo stimolo; qui la Saint Martins è stata di grande aiuto, poichè mi ha aperto la mente a persone e idee nuove, allargando i miei orizzonti creativi.

Negli ultimi anni ha viaggiato molto per lavoro; se dovesse paragonare i sistemi della moda di Milano, Parigi e Londra, cosa direbbe?
Amo tutte e tre queste città: Londra per me rappresenta energia, novità, movimento; Milano è sinonimo di eleganza, di classicità senza tempo; Parigi sta per romanticismo e storia. Per chi fa il mio lavoro è bene trascorrere del tempo e stabilire una presenza in tutte e tre queste città.

Another dress from Uma Wang SS13 collection

Another dress from Uma Wang SS13 collection

Di Milano in particolare, che idea si è fatta? È già venuta due volte con due grosse sfilate-evento..
Prima di tutto colgo l’occasione per ringraziare WHITE, che mi ha dato due grandissime opportunità. Ho avuto il piacere di incontrare delle persone interessantissime che mi hanno fatto apprezzare ancora di più il vostro paese. Mi sento come se gli italiani avessero capito la mia moda senza dover dar loro ulteriori spiegazioni. Spero, in futuro, di avere ancora la possibilità di sfilare.

Sta pensando di allargare la sua linea anche ad altri prodotti di lusso?
Si, assieme al mio team stiamo già pianificando l’espansione del brand. È sicuramente in programma, ma anche per questo aspetto voglio dedicarci il giusto tempo e passione.

Questa intervista è stata pubblicata sul n.43 di >bmm. Trimestrale bilingue di moda e stile contemporaneo. Portrait credits: Todd Anthony Tyler

ENGLISH TEXT

She’s the first female Chinese designer taking over the western world. Season after season she has presented collections which demonstrate a deep connection with its mother culture as well as an incredible attention to details. Today Uma Wang indeed represents the creative force of the next first worldwide economy, but this implies also challenges; such as giving a brand new social meaning of fashion to China. Will she live up to up the expectations?

When did you decide to become a fashion designer?
When I was a girl, where I used to live there was no sign of fashion or anything like that, but I always liked and looked for beauty in all of its forms and expressions. Then during my school years, I was in charge of the costumes of the performers at the annual ball of the school: so I used to go with them to chose the fabrics and to shop for the clothes. At the last year, when everyone had to write a farewell note and to say what we wished to one another, a lot of friends wrote me they knew I would become a great designer. This surprised me, because they saw this skill in me before I could see it in myself. From that point on I actually started to think about it. I think the passion has always been there, I just had to set it free.

Do you feel proud of being part of the second  – soon first – world economy?
Yes, of course I’m very proud of being part of this fast growing country with all of its new opportunities and challenging experiences that it offers to all of us. It’s a very exciting moment for China and I feel lucky having the chance to participate to this and and be a part of it myself.

You are famous to sell high quality clothes but in general, in the western world, still many people associate China as low quality products. What is your perspective on this?
This is one of the goals of my job: I hope I can make people understand that China is not only about cheap manufacture and low quality, but that we also care about quality and we have high standards in taking care of our products starting from the small details. I hope people can feel this in my clothes.

Uma Wang SS13 black

Uma Wang SS13 black

Describe to us your last SS13 collection…
This collection aims to represent a woman during a time travel: from morning to night, from birth to death, from freshness to decadence. The concept of changing is very important to me: things are continuously moving and changing, they are never stiff and that’s the beauty of it. I see in decadence and ageing a particular beauty, full of experiences and signs of what we went through in life, much more interesting then a fresh but plain object.

Did you find inspiration in some western designers works?
No, not really. Inspiration comes from any small thing that can touch my heart: people, objects, colours, aromas. The fashion I create is made of emotions, feelings and impressions I get from experiences, journeys, people, the fabrics themselves and everything that comes my way gives me something special.

After graduating in your own country, you went to St. Martins College of Art and Design. How was your London experience?
Both the universities I attended have played a very important role in my education. The Chinese one gave me the basis of technical knowledge, but I felt that this was not moving toward new and different ideas and so Saint Martins opened up my mind to new ways of looking at things widening my perspectives.

You have been travelling alot recently; if you have to compare Milan, London and Paris fashion systems, what can you tell us?
I love all three of them: London to me means energy, freshness, movement; Milan is the elegance and the classic evergreen; Paris represents for romance and history. Its good to spend some time in all of them, you need the three to create the right balance.

Uma Wang SS13

Uma Wang SS13

You already came twice to Milan, having your first two big fashion shows with White. How was that experience? 
First of all I have to thank WHITE for this great opportunity they gave to me: I had the chance to meet interesting people and all of them made me love Italy even more than I did before. I feel like Italian people understand my design with no explanation needed. I hope I will have the time and the possibility in the future to present my work there again.

Do you have any favorite Italian designers?
I like Antonio Marras, but there are many more who are amazing designers in Italy. With no need to mention the big names who define the history of fashion of course.

Are you considering to expand your brand also with other luxury goods?
Yes, we are already planning this, I hope we’ll have more time in the future to develop this part of the brand more and more, it’s the part I want to dedicate most time to.

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