Home

Appena trent’anni e due carriere parallele di successo. Il suo nome è Yoann Lemoine, in arte Woodkid, artista francese multi-talento. Acclamato regista di videoclip musicali, ha già lavorato per super-star del calibro di Rihanna, Katy Perry e Taylor Swift, ma in curriculum vanta anche collaborazioni con pesi massimi del cinema internazionale quali Luc Besson e Sofia Coppola. Nel 2012 contribuisce al lancio del fenomeno (e amica del cuore) Lana Del Rey firmando il controverso video di Born To Die, che la consacra nell’olimpo della musica pop. Poi, nel 2013, il suo turno, la svolta solista e la pubblicazione dell’album The Golden Age, premiato da pubblico e critica e anticipato da una trilogia di video (con tanto di nomination ai Grammy) che hanno persino ispirato una collezione di Dior. Per chi si fosse perso il concerto (sold out) dello scorso aprile a Milano, questa settimana Woodkid è di ritorno in Italia e noi l’abbiamo incontrato…

Da regista a musicista. Raccontami come è avvenuto.
Sono sempre stato un appassionato d’arte. Quando ero piccolo ho studiando musica e pianoforte, poi crescendo ho scelto le arti visive. Ho iniziato presto a creare piccoli video d’animazione che, anno dopo anno, diventavano sempre più importanti fino ad arrivare a ottenere ingaggi dalle major per grandi pop star. Al contempo, una parte di me ha sempre voluto dedicarsi alla musica, così un giorno mi sono deciso a pubblicare un EP.

E ora sei arrivato al tuo primo album. Come lo descriveresti?
È stato pensato come una piece cinematografica. Il concept di The Golden Age è la transizione di un individuo dall’infanzia all’età adulta. Con questo disco ho cercato di creare una sorta di poesia e mitologia moderna assemblando testi, musica e arti visive da fondere nelle mie performance. Mi piace svelare il lavoro in maniera frammentata, con video pubblicati a distanza di mesi, ma connessi l’uno con l’altro, in modo tale da tenere il filo conduttore con la storia del bambino di legno che diventa un adulto di marmo…

Come mai questo chiodo fisso per i materiali?
Mi piace il simbolismo a loro legato. Il legno è un materiale organico, morbido che per me simboleggia emozioni, innocenza, quindi appunto l’infanzia. Il marmo e il ferro invece rappresentano l’età adulta, quindi la serietà, la durezza, ma anche la maturità. Anche l’oro, se ci pensi, è pieno di rimandi alla ricchezza, prosperità, bellezza.

E della religione che mi dici? Nei tuoi video ci sono tantissimi riferimenti…
Provengo da una famiglia ebrea, ma sono stato educato in una scuola cattolica. Devo molto alla religione per la disciplina e i valori che mi ha inculcato, anche se negli anni dell’adolescenza, mentre scoprivo la mia sessualità e il mondo, ho rinnegato molto Dio. Ora non posso dire di essere un cattolico, ma talvolta sento il bisogno di riavvicinarmi a un’entità superiore, anche se in maniera molto più personale e spirituale.

Nei tuoi testi non parli mai di omosessualità. Altri artisti come Frank Ocean lanciano messaggi ben più espliciti.
È un fatto giornalistico pensare che Frank Ocean abbia fatto coming out. In Bad Religion quando canta “I can never make him love me” io lo interpreto come lui che parla di Dio. Non si è mai sicuri che stia parlando di un altro uomo ed è anche per questo motivo che amo la sua musica. La libertà d’interpretazione è importante; io nei miei testi mi limito a inserire delle chiavi di lettura, poi è il pubblico a decidere cosa immaginare.

Mi viene da chiederti: che tipo di bambino eri?
Sono stato educato da una famiglia appartenente alla middle class. La cultura mainstream degli anni Novanta l’ho assorbita tutta: dalla musica al cinema, ai videogiochi. Non sono stato educato da intellettuale, ma non ero nemmeno povero. Diciamo che sedevo nel mezzo che oggi, a pensarci bene, non è una gran cosa. Forse è per questo che ho reso la mia vita più eccentrica…

Lana Del Rey è una delle pop star con cui hai lavorato, ma so anche che è una tua cara amica. Come definiresti il vostro rapporto?
Musicalmente siamo due anime gemelle e ci conosciamo da molto prima che il successo ci abbracciasse. Negli ultimi due anni abbiamo vissuto situazioni molto simili, le nostre carriere hanno preso una piega analoga e per questo proviamo stima l’uno per l’altra. Lana è molto indipendente, ha lavorato sodo per arrivare dove è ora; oggi purtroppo gli impegni ci tengono separati, ma spero presto di tornare a collaborare con lei.

Hai da poco compiuto 30 anni, un’età di bilanci. Oggi come ti senti?
Sono molto più ottimista di prima. Durante le registrazioni di The Golden Age (ci sono voluti 3 anni NdR) non ero così positivo. L’album è nato in un periodo di profonda rabbia e di grandi incertezze professionali; è per questo che a tratti risulta oscuro e intenso. Ora però che ho raggiunto un certo livello di consenso, sono più sicuro e sento di essere in controllo della mia carriera; ho meno da dimostrare e molto più tempo da trascorrere sul palco, a diffondere la mia musica.

Intervista pubblicata su GQItalia.com. La versione integrale di questa intervista è stata pubblicata su METAL, semestrale di moda e cultura contemporanea spagnolo. La foto in apertura è di Ismael Moumin.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...